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A molti piace il fantasy, non è vero? Sappiamo tutti chi sia Tolkien, anche solo per sentito dire, o per aver letto i suoi libri o ancora per aver visto le due trilogie cinematografiche di Peter Jackson o il film d’animazione di Ralph Bakshi, ma se vi chiedessi chi è Michael Moorcock sareste tutti in grado di rispondere?

Durante una delle mie visite in libreria, spulciando nella sezione dedicata al fantasy sono rimasta molto colpita da un grosso libro cartonato il cui autore era proprio Michael Moorcock, che non avevo mai sentito nominare. I colori della copertina erano per lo più freddi-lilla, grigio-azzurro, un po’ di nero e pochissimo rosso e osservando l’illustrazione mi sono subito venute in mente le celeberrime vetrate in stile liberty.

Un’inquietante creatura dal viso pallido con indosso un’armatura corvina fissa lo spettatore con gli occhi iniettati di sangue e i candidi capelli al vento. Sfogliando il tomo mi sono poi resa conto che si trattava addirittura di un’edizione illustrata e ho trovato i disegni davvero suggestivi.

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Questi pochi elementi mi hanno suscitato una tale curiosità che ho deciso di approfondire la questione, cominciando a informarmi effettivamente sulla trama di questa saga letteraria e in particolare sul protagonista, Elric di Melniboné, che viene descritto in questo modo all’inizio del libro:

Ha il colore di un teschio sbiancato, la sua pelle; e la lunga chioma che gli fluisce giù per le sue spalle è bianca come il latte. Nella bella testa affusolata brillano due occhi obliqui, cremisi e cupi, e dalle maniche larghe della veste gialla spuntano due mani sottili, pure del colore dell’osso…“.

Elric è il quattrocentoventottesimo e ultimo imperatore dell’isola di Melniboné, sovrano di un popolo crudele e arrogante, quello melniboneano, che aveva un tempo spadroneggiato sul mondo, anche grazie allo spauracchio dei loro temibili draghi, ma che è ormai in lento declino. Come se questa dolorosa consapevolezza non fosse sufficiente, Elric è un albino e la sua salute è molto cagionevole: si tiene in forze attraverso incantesimi ed elisir, senza i quali “riuscirebbe a malapena a sollevare la mano dal fianco”.

Nonostante questo è uno stregone assai potente, più di quanto siano mai stati i suoi predecessori. Elric ha inoltre qualcosa che lo differenzia ulteriormente dalla sua gente: ha dilemmi morali e prova sentimenti quali pietà e carità; la sua malvagia spada senziente, Tempestosa o Stormbringer se preferite, è perennemente assetata di anime e sangue e lo porta suo malgrado a commettere atti indicibili che lo costringeranno ad allontanarsi dal suo decadente regno insulare e a vagare per il mondo.

Questo re albino è l’antieroe letterario per eccellenza: tormentato, debole nel fisico, non del tutto accettato e apprezzato per ciò che è, diverso, imperfetto, intrappolato tra due estremi, tra il Caos, incarnato dalle divinità demoniache che i melniboneani venerano con ardore, e la Legge, rappresentata da divinità più benevole, ma non necessariamente migliori. Credo sia praticamente impossibile che due scrittori contemporanei celebri come George R.R. Martin e Andrzej Sapkowski non si siano ispirati almeno un po’ al Campione Eterno di Moorcock.

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Basti pensare al fatto che molti tra i Targaryen erano in grado di cavalcare i draghi, avevano capelli argentei e provenivano dall’impero perduto di Valyria, una penisola divenuta isola dopo il cosiddetto “disastro di Valirya”, il cataclisma che cancellò gran parte del popolo valiryano e della sua cultura; lo strigo Geralt di Rivia invece è un cacciatore di mostri dai capelli bianchi, i quali sono un effetto collaterale di alcuni esperimenti cui è stato sottoposto dopo la già dolorosa Prova delle Erbe, che plasma i corpi dei giovani apprendisti strighi attraverso l’uso di vari ingredienti alchemici ed erbe e dona loro riflessi fulminei, vista acuta e notevole forza. Geralt inoltre non si limita ad uccidere creature e prendersi la ricompensa come invece fanno molti altri suoi colleghi: ragiona, pensa, si domanda se sia giusto agire in un determinato modo e si è imposto un codice di comportamento, ad esempio si rifiuta di uccidere i draghi e creature senzienti assolutamente innocue; anche quando tenta di non immischiarsi in cose che non lo riguardano direttamente finisce comunque per esserci trascinato dentro, lanciando così al lettore il messaggio che infondo la neutralità, o meglio la non scelta, non esiste: una posizione va presa in ogni caso, che ci piaccia o no. Questi sono solo alcuni punti di contatto che ho riscontrato in questi due scrittori, ma di certo qualche lettore più navigato di me ne coglierà o ne ha già colti altri.

Il personaggio dello scrittore britannico ha senza dubbio contribuito allo sviluppo dell’heroic fantasy e ha attirato l’attenzione di molti artisti che hanno voluto omaggiarlo: abbondano fumetti che riassumono la saga letteraria d’origine (in particolare segnalo la serie francese “Elric” di Blondel, Poli, Bastide e Recht iniziata nel 2014 e pubblicata in Italia da Mondadori Comics), brani heavy metal a cui l’autore stesso ha talvolta collaborato (tra le band che hanno dedicato canzoni all’universo di Elric di Melniboné voglio ricordare in particolare i Blind Guardian, i Domine e gli Hawkwind, ma ce ne sono molte altre) e per finire due tra i giochi di ruolo più amati e famosi, Warhammer e Dungeons&Dragons, hanno attinto a piene mani dagli elementi delle storie di Moorcock, come il già citato scontro tra le due grandi Forze Cosmiche e l’allineamento morale dei personaggi. L’ultima frontiera non ancora raggiunta dal melniboneano albino è l’audiovisivo: nessun film o serie tv è mai stato realizzato su di lui, ma forse Amazon, che sta già lavorando ad un nuovo prodotto dedicato alla Terra di Mezzo di Tolkien, ci riserverà qualche piacevole sorpresa in un futuro, speriamo, prossimo.

Se tutto questo non vi ha convinto a recuperare la saga nient’altro potrà.

 

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