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Il titolo è disponibile sul mercato da venerdì 10 aprile 2020

Dopo tanta attesa, aver letto recensioni, guardato video nella speranza di alleviare l’attesa e il desiderio di mettere le mani sul joypad e impersonare gli Avalanche dopo 23 lunghi anni, è finalmente giunto il momento di inserire il disco (o selezionare il formato digitale) nella nostra PlayStation 4 e vedere come Cloud e compagni si mostrano nella versione definitiva del gioco.

Iniziamo subito sottolineando, qualora non fosse chiaro, che l’articolo non sarà una recensione, ma analizzerà i pregi e difetti dell’ultima fatica Square Enix.

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È evidente un certo percorso fatto dal publisher per poter rendere questa esperienza di gioco indimenticabile. Possiamo prendere a esempio, come sperimentazione, l’ultimo titolo della saga, quel Final Fantasy XV che lasciava intravedere meccaniche interessanti, soprattutto nei combattimenti, ma che non ha mai del tutto convinto.

Una volta avviato il gioco, dopo la scena iniziale, vi troverete sul treno che porta i nostri eroi al reattore Mako, per farlo esplodere. Qui siamo allo stesso punto in cui inizia la demo, che fu rilasciata il 2 marzo 2020.

Tranquilli, non ci saranno spoiler, ma era una doverosa contestualizzazione, in quanto una volta saltato giù dal treno, il nostro Cloud se la vedrà subito con due soldati, con un combat system che sarà certamente molto gradito in una ottica di rinnovamento della saga.

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Nei panni di Cloud, userete il suo spadone, e questo rende i combattimenti molto action e davvero dinamici, con combo e animazioni un po’ alla Dante di Devil May Cry (no, non stiamo esagerando). Avremo modo di utilizzare altri personaggi, come Barrett ad esempio, con il quale impugnerete (o meglio, il suo braccio stesso è un’arma da fuoco) mitragliatrici e quant’altro possa servire a colpire il nemico dalla distanza. L’impressione, come certamente avrete capito, è di una impostazione da action puro, ma questo potrebbe, invece, portarvi fuori strada, in quanto la chiave per vincere gli scontri è molto spesso la strategia, piuttosto che un button mashing disperato.

Infatti, è possibile lanciare magie ed evocazioni, oggetti per curarsi e, inoltre, per avere la meglio nei combattimenti, è fondamentale potenziare al meglio tutte le statistiche dei personaggi, conquistando punti esperienza.

Gli elementi da GDR sono infatti sconfinati. Sarà possibile sbloccare abilità, potenziare armi, assegnare Materia (piccole sfere di potere utilizzate per le abilità da inserire nello slot dell’arma), aumentare la maestria nell’utilizzo di spade, armi da fuoco e quant’altro.

Soprattutto, è molto affascinante la sferografia delle armi, che ci consentirà di modificare il nostro strumento di offesa in qualsiasi modo possibile: con attacchi elementari, potenziamento punti vita e punti magia, aumento attacco o difesa, aumentare la maestria utilizzando la stessa spada o bocca di fuoco in battaglia e sbloccare l’abilità speciale della stessa…

Uno dei difetti più evidenti del titolo è, però, l’adattamento tra la lingua inglese e i sottotitoli italiani. Purtroppo, per chi mastica un minimo di lingua anglofona, è fin troppo chiaro che alcune frasi sono trasposte in tutt’altro modo nel nostro idioma, e a volte il senso potrebbe risultare alterato. Però, diventa tutto passabile pensando alla coerenza con cui la trama va avanti.

Un altro tasto dolente potrebbe essere rappresentato dalla telecamera, che talvolta non inquadra perfettamente l’obiettivo o il nostro personaggio durante i combattimenti, ma anche questo ci può stare, trovandoci spesso in fasi molto concitate.

Oltre ai combattimenti, sistema di potenziamento e doppiaggio, possiamo assicurare che il gioco si muove in modo molto fluido, senza il ben che minimo calo di frame, nemmeno nelle azioni più concitate (parliamo di un action GDR ormai).

Molto bello esplorare Midgar, laddove il gioco lo consente, dove è possibile trovare personaggi secondari che ci affideranno incarichi, negozi di armi, di oggetti, scontri casuali in determinate zone della città…

Potremmo stare qui a parlare per ore e ore di Final Fantasy VII Remake e lo faremmo molto volentieri. Il titolo è immenso, pur essendo, come saprete, solo la prima parte del gioco, che sarà in forma episodica. Nonostante ciò, la longevità è assicurata (una quarantina di ore per la prima run) e sarà possibile rigiocare qualsiasi capitolo una volta finito il gioco in una sorta di NG+.

Vogliamo chiudere con un consiglio finale. Per quanto sia stato bello e sia nostalgico ricordare i vecchi fasti, non dovete assolutamente associare Final Fantasy VII Remake con la sua edizione originaria su PlayStation One, in quanto sarebbe un errore madornale. Le differenze, sia tecniche che grafiche sono macroscopiche. Soprattutto il gameplay si allontana enormemente dai combattimenti a turni visti nel 1997. Del resto, sono ormai 23 anni che ci separano dal primo Final Fantasy VII, ed era pure lecito aspettarsi un ringiovanimento e radicali cambiamenti un po’ su tutta la scala. Oltretutto, la risposta è tutta nelle animazioni fluide, nell’espressività dei personaggi nei dialoghi, negli effetti particellari e nel taglio cinematografico che Square Enix ha donato al titolo. Insomma, sono due mondi totalmente diversi, e non possono assolutamente essere paragonati.

La cosa migliore è approcciarsi al titolo come fosse una nuova uscita, lasciando intatto quel velo di nostalgia che poi è ripreso magistralmente nelle atmosfere, nelle musiche, nella caratterizzazione dei personaggi tipica di Square Enix, che ormai sta tornando ad abituarci molto bene.

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