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Questa, per me, è stata davvero un’avventura, un’avventura intima, psicologica; una sfida, un gran tormento. Tutto assieme, nello stesso momento.

Tutto iniziò quando, nel 2010, appresi dell’imminente uscita di questo strambo progetto, Deadly Premonition, sviluppato da Ignition (poi ripreso da Rising Star) e diretto da Swery, che unisce tematiche horror di vario tipo. Mi incuriosì, nonostante l’impatto grafico non era dei migliori.

Decisi di acquistarlo, allora, su Xbox 360 (si, uscì come esclusiva Xbox, salvo poi ottenere abbastanza consensi per avere, appunto, il porting PlayStation 3 per il quale scrivo questa recensione).
Quindi si, parliamo di un titolo dell’Old Gen, per di più di un titolo abbastanza di nicchia. Un prodotto che mette a dura prova la sensibilità “cosmetica” ma anche psicologica e filosofica della persona.

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E vi dirò il perché! Pad alla mano ci si trova davanti ad una strana foresta, con due bambini e un boscaiolo, che parlano di avvenimenti strani, e di un “angelo” che si è levato in cielo, e che loro l’hanno visto. Quest’angelo è una vittima, e il ritrovamento della vittima verrà spiegato al protagonista, Francis York Morgan, al suo arrivo da New York a Greenvale, una cittadina campagnola (quasi quasi sembra Hazard di Boe & Luke, chi se li ricorda?) da parte dello sceriffo George (tipo burbero e impaziente) e la belloccia di turno, Emily, vice-sceriffo. Il protagonista viene così portato nel luogo del delitto e da li si fa quasi subito la conoscenza di Zach, una persona non presente nel gioco e con cui York parla sempre.

Il gioco si svilupperà in un modo molto strano, con vari omicidi, la quest principale che segue un andamento (spesso dall’altalenante ritmo, complici degli “orari” imposti perché una determinata fase della quest principale o delle subquests si attivi) perentorio e sempre crescente, una dimensione oscura che può far sembrare il tutto dentro la testa del protagonista, il rapporto “intimo” tra York e Zach, riferimenti a film/telefilm del settore, come Twin Peaks, citazioni a Blockbuster famosi durante i dialoghi intimi tra il protagonista e il presunto amico Zach e gli stessi bambini di cui parlavo prima, che ogni tanto appaiono nei “sogni” di York, annunciandogli qualcosa, usando frasi anche senza senso e periodi criptici da decifrare, su due piedi, nel momento in cui viene esposto tale periodo.

Prestate sempre grande attenzione ad ogni particolare, ogni parola che compone il copione del gioco (seppur dovendo, qualche volta, capire cosa viene espresso in Inglese e “ritradotto” in Italiano, in quanto i sottotitoli sono stati tradotti spesso in modo letterale, e probabilmente devono avere miscompreso il significato della frase, che a sua volta deve avere avuto una miscomprensione quando i dialoghi sono stati tradotti dal Giapponese all’Inglese) perché niente viene detto per caso e tutto avrà senso una volta raggiunto il momento spiegato in quella determinata frase!

Insomma, se saprete andare oltre l’aspetto grafico davvero arretrato, poco curato, una giocabilità tosta per quanto è stata mal curata e gestita, continui cali di frame rate che potrebbero pure presentarsi nelle fasi più concitate dell’avventura e riuscirete, in tutto ciò, a farvi trasportare dalla trama, allora capirete di avere tra le mani un piccolo capolavoro, capace di disturbarvi pesantemente e crearvi un disagio, un disappunto tale, da farvi capire che Swery ha centrato il suo obiettivo, sopratutto quando capirete chi è Zach e cos’è la realtà oscura e sanguigna che affronterete ogni volta che, durante le indagini, inizieranno le indagini e la ricerca di prove.

Piccola avvertenza: non saltate subito alle conclusioni ma andate avanti, potreste rimanere sorpresi!

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Così a me è successo. Questo gioco mi ha indisposto dal punto di vista grafico e del gameplay, ma l’ho comunque amato e mangiato in un solo boccone.

Oltre, ovviamente, alla trama principale, il team di sviluppo ha costruito la città perché potesse essere liberamente esplorabile (nei limiti degli orari imposti dalla quest principale), poter trovare oggetti speciali, come un fiore sconosciuto, delle ossa e delle carte collezionabili (no, il gioco non prevede un gioco di carte al suo interno!), parlare con gli abitanti della cittadina conosciuti durante la quest principale e avere da loro delle richieste, che faranno attivare delle missioni secondarie. Quindi, se la storia principale può essere conclusa in poco più di 10-15 ore, con le 50 missioni secondarie, ne avrete per almeno altrettante ore.

Voto: 9/10

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