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Blade Runner è un film di culto degli anni ’80 diretto dal visionario regista Ridley Scott

Quando si parla di un capolavoro come Blade Runner è difficile non scrivere pagine e pagine su una di quelle pellicole che hanno e continuano a fare la storia del cinema, complice anche la magnifica colonna sonora dei Vangelis.

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Blade Runner si presenta così, un film ambientato nella Los Angeles del novembre 2019, con auto volanti, insegne al Neon e Androidi, chiamati Replicanti, che vivono tra gli umani.

Protagonista della pellicola è un giovane Harrison Ford (il film è del 1982) nei panni di un Cacciatore di Replicanti dal nome Rick Deckard, incaricato dal suo superiore Harry Bryant di dare la caccia, acciuffare e ritirare un gruppo di Replicanti che si sono ribellati su una colonia extramondo e che ora sono a Los Angeles.

L’ambientazione del film è tipica dei film noir in un assetto retro-futuristico, ovvero con elementi appartenenti al futuro ed altri alle epoche passate.

Se si dovesse scrivere su Blade Runner, come detto, non basterebbero pagine e pagine di inchiostro. Il film di culto è un masterpiece intramontabile in cui i parallelismi con i film noir d’epoca sono innumerevoli: per esempio il protagonista, Rick Deckard, è vestito alla Humphrey Bogart nel film The Big Sleep (Il Grande Sonno), dove quest’ultimo veste i panni di un detective che, come Deckard, beve troppo, veste un impermeabile ed è piuttosto disilluso. Il Deckard di Blade Runner è un antieroe, proprio come Philip Marlowe, il detective di cui sopra.

Tutto, dalle luci agli abbigliamenti, alle acconciature richiama gli anni del dopoguerra: per esempio Rachael, la Replicante di cui Deckard si innamora, ha un abbigliamento classico anni ’40 ed una acconciatura tipica delle donne dell’epoca, mentre Roy Batty, leader dei Replicanti che Deckard deve ‘ritirare’ (interpretato dal compianto attore olandese Rutger Hauer), ricorda il tipico ‘soggetto ariano’ con capelli biondo albino e una struttura corporea possente.

Se si parla, invece, degli stereotipi di genere (anche se qui si aprirebbe un discorso troppo ampio), in Blade Runner come per esempio anche in pellicole come Strange Days di Katryn Bigelow del 1995 oppure ancora Atto di Forza di Paul Veroheven del 1990, sembra che i ruoli maschio-femmina vengano ‘invertiti’ con un protagonista maschile molto spesso tratto in salvo dal coprotagonista femminile oppure ancora con il protagonista maschile che mostra tratti somatici leggermente effemminati (come per esempio il protagonista, interpretato dall’attore Ralph Fiennes, del già citato Strange Days).

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Ma tornando al film. Blade Runner presenta tematiche metafisico-esistenziali: presenta i Replicanti come macchine antropomorfe molto simili agli esseri umani, solamente dotati di estrema forza fisica, per adempiere agli scopi dettati dagli esseri umani, ma con un solo punto debole dettato dal ‘Tempo’. I Replicanti, infatti, hanno una aspettativa di vita pari solamente a tre anni, dopodiché si autodistruggono.

Senza approfondire quella che è la trama del film (e quindi in qualche modo ‘spoilerare’ a chi non lo avesse mai visto) possiamo dire che Blade Runner apre anche la questione di cosa sia reale e, come il romanzo da cui è ispirato, Do Androids Dream of Electric Sheep? Dello scrittore statunitense Philip Kindred Dick, si interroga sulla natura del protagonista.

Esistono ben 7 versioni di Blade Runner, dalla Workprint Version (la versione per addetti ai lavori) alla definitiva The Final Cut del 2007. Ridley Scott ha rivisionato il materiale filmico più e più volte e alla fine è riuscito a proporre al pubblico, a distanza di 25 anni, la versione del film come l’aveva immaginata fin dall’inizio.

Nella versione originaria del 1982, quella che uscì nei cinema di tutto il mondo, l’intero film è pervaso da commenti in Voice Over, una Voce Fuori Campo dello stesso protagonista, che in qualche modo ‘spiegano’ ciò che vediamo dalle immagini. Inoltre questa versione e la successiva del 1992 presenta un lieto fine, con Deckard e Rachael che si allontanano da Los Angeles e Gaff (altro personaggio del film) che non uccide Rachael e lascia un origami a forma di unicorno nell’appartamento di Deckard (origami che è presente in tutte le versioni del film).

Successivamente, con The Final Cut del 2007, Ridley Scott elimina i commenti in Voice Over e il lieto fine. Inoltre allunga una sequenza in cui Deckard sogna ad occhi aperti un unicorno.

Queste modifiche non fanno altro che incupire maggiormente il film e aprire l’annosa questione sulla vera origine del protagonista, che in questa versione è palesemente un Replicante.

Blade Runner è un film dalla durata di 1ora e 57minuti (anche se il master originario aveva una durata della bellezza di 4 ore). E’ un cult intramontabile che ha ricevuto, nel 2017, a distanza di ben 35 anni, un degno film sequel. E’ sicuramente un film da vedere e rivedere, nonché il preferito dal sottoscritto.

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