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A molti sicuramente piace la mitologia greca. Per soddisfare la voglia di prodotti relativi a questo tema Netflix ha recentemente rilasciato una serie animata matura, Blood of Zeus (Blád ov Zús, per chi mastica poco l’inglese), creata dallo studio Powerhouse che ha curato anche la serie di Castlevania, anch’essa sulla Grande N.

La serie rivisita diversi elementi dei miti originali, in un modo abbastanza sensato e originale, unitamente ad un character design piacevole e con un pizzico di “tamarraggine” alla Scontro tra Titani. Garantisce scene gore e sanguinose, per tutti coloro a cui piacciono. La schermata col titolo della serie varia da episodio ad episodio, un dettaglio davvero carino. Nei titoli di coda invece viene mostrato una sequenza animata dello storyboard dell’episodio della durata di pochi secondi, poi schizzi relativi ad un personaggio, dai primissimi concept fino alla versione finale, poi anche fondali e immagini delle varie location, ad esempio la polis in cui vive il protagonista o il monte Olimpo. Personalmente ho apprezzato questo making-of indiretto, chapeau.

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La trama di questa prima stagione racconta in otto puntate la storia di Heron, un ragazzo povero e plebeo, che si sente impotente di fronte alla guerra e alla distruzione dilaganti. Sua madre però gli rivela che in realtà non è un mortale, ma un semidio, in quanto Zeus è suo padre e gli è sempre stato accanto sotto le sembianze di un anziano mentore. Questa rivelazione lo porterà ad affrontarne molte altre e finirà col trovarsi coinvolto nella lotta contro un esercito di demoni, umani che si sono trasformati in creature mostruose e assetate di sangue dopo esserci cibati della carne dei temibili Giganti, nati da una maledizione lanciata dai Titani e che erano stati sconfitti in passato dagli dèi dell’Olimpo. A guidare questa orrida masnada c’è Seraphim, l’antagonista tormentato della storia, usato per lo più come pedina dalla vendicativa Hera, che vuole farla pagare a Zeus per i suoi numerosi tradimenti.

Ulteriori dettagli porterebbero a spoiler, dunque lascerò che siate voi, se vorrete, a scoprire il resto della storia. Ora invece arrivano le note dolenti di questa serie, sempre senza rivelare nulla di importante dal punto di vista della trama.

Dal punto di vista tecnico spesso i frame al secondo calano vertiginosamente, addirittura sotto i dieci; ho supposto che questa fosse una scelta stilistica, per simulare dei ralenti o per mettere in risalto alcune sequenze e permettere allo spettatore di concentrarsi su di esse, ma l’effetto finale non è dei migliori.

Sfortunatamente i personaggi sono per lo più stereotipi o addirittura prototipi preconfezionati, piatti, poco o per nulla approfonditi e caratterizzati, a partire dal protagonista, il classico ragazzo buonissimo, bravissimo, coraggiosissimo, fortissimo… un sacco di -issimo. Non c’è nulla che lo renda davvero apprezzabile come persona. Abbiamo poi una guerriera bella e tosta che sembra tenere molto ad Heron senza motivo, dopo aver trascorso con lui appena poche ore; i due mascalzoni, uno simpaticone e impulsivo e l’altro più serio che gli impedisce di fare pazzie… Non hanno vere e proprie zone grigie, sono poco interessanti, tranne forse l’antagonista Seraphim, di cui vengono esplorati abbondantemente il passato e le motivazioni. Verrebbe quasi da chiedersi perché non sia lui l’eroe o per meglio dire l’antieroe di queste vicende.

Gli dèi che appaiono sono esteticamente ben caratterizzati, in particolar modo Zeus, che ad esempio indossa un diadema che richiama i suoi micidiali fulmini o Apollo, dai capelli dorati e dalla carnagione olivastra, sul suo carro trainato da cavalli dalle chiome infuocate; Hermes, il messaggero degli dèi dotato di elmetto e sandali alati, Hera è attraente e il suo modo di vestire quasi provocante, come a richiamare la sua tendenza al complotto e alla vendetta, un fascino pericoloso; Poseidone è proprio come tutti lo immaginerebbero: barba lunga e folta, tridente, petto nudo o quasi… Ciò che mi ha deluso però è l’assenza o la presenza marginale inspiegabile di altre divinità importanti, soprattutto donne, come Atena o Afrodite.

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Alcuni dettagli della storia risultano incomprensibili e poco sensati soprattutto per gli appassionati di mitologia ellenica, ma alcuni riusciranno senz’altro a passarci sopra. I dialoghi non sono sempre molto ispirati e il ritmo degli episodi è alquanto strano: se nei primi episodi non succede quasi nulla di rilevante negli ultimi la stagione sembra quasi correre per riuscire a dire tutto ciò che deve. Probabilmente se ci fossero stati un paio di episodi in più ciò non sarebbe accaduto.

L’ultima considerazione “negativa” è piuttosto personale e soggettiva, quindi vi pregherei di prenderla con le pinze: ho trovato discutibile la scelta di non doppiare i fiati e i versi dei personaggi in italiano, mi riferisco a cose come sbuffi di sforzo o piccoli lamenti, ho trovato che la differenza tra il doppiato e l’originale in quei frangenti fosse fin troppo evidenti, ma come ho già detto questo dettaglio forse l’ho notato perché sono appassionata di doppiaggio, ma non ha assolutamente influito sulla visione globale che ho di questo prodotto.

Blood of Zeus è la dimostrazione che non sempre “serie animata” è l’equivalente di “prodotto per bambini”: ci sono scontri cruenti, sangue, eviscerazioni, crudeltà gratuita nei confronti di animali e persone e se vogliamo essere sinceri i miti greci non sono esattamente kid friendly: le divinità si accoppiavano con mortali usando l’inganno o li sottoponevano a torture o punizioni tremende, tentavano di uccidersi a vicenda per fatti più o meno gravi, si tradivano l’un l’altro… Insomma, quasi più umani degli umani stessi. L’estetica della serie è piacevole e accattivante, ricca di colori profondi e magnetici, basti pensare agli occhi violetti di Hera o a quelli blu di Zeus, ad esempio ai vestiti sontuosi delle divinità, ai palazzi affrescati e alle foreste rigogliose in cui i personaggi si muovono; i fondali sono più che apprezzabili, così come le musiche e la grafica dei titoli di testa cangiante sopracitata. È una serie che tutto sommato intrattiene ed essendo solo otto episodi è facile da bingewatchare, l’apparenza è ottima ma in quanto a sostanza ne ho vista troppo poca. Un prodotto audiovisivo come questo non può reggersi unicamente su bei disegni, colori brillanti e un po’ di azione, serve anche una trama solida, dialoghi all’altezza e soprattutto personaggi tridimensionali, con del carattere. Per tutti questi motivi non riesco a dare a Blood of Zeus più di 7. Magari la prossima stagione sarà in grado di farmi cambiare idea o forse mi porterà a confermare questo voto, chissà.

E voi avete già visto Blood of Zeus? Cosa ne pensate? E se ancora non lo avete visto, dopo aver letto questo articolo siete intenzionati a farlo?

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